"Ci aspettiamo una moderata crescita per il futuro, crediamo che il mercato immobiliare inizi a stabilizzarsi..........La nostra stima è che non ci sono indicazioni per ora  che le perdite del mercato subprime si siano estese a tutto il mercato dei mutui che sembra ancora essere sano.... Ben Bernanke (presidente della FED) agosto 2007 HAHAHAHA!!!

giovedì 4 novembre 2010

Gran casinò borsa

Il mercato non è riuscito a superare il livello chiave di 21666 mentre le principali borse hanno fatto nuovi massimi relativi segno che il nostro mercato è tra i più deboli.
Al gran Casinò Enel green pover dopo avere perso il 4% per quasi tutta la seduta è tornata in parità !!! Sul fronte valutario attacco al supporto chiave del dollar index.
La valuta più forte nel pomeriggio è in Franco Svizzero

Arricchitevi. Di carta. Parola di Bernanke

Riporto integralmente l'articolo di Mario Seminerio – Libertiamo - Phastidio.net

La Fed ha parlato: parte la fase due dell’easing quantitativo, con acquisti diretti di Treasuries da parte della banca centrale americana per 600 miliardi di dollari, da qui a giugno 2011, a cui si aggiungeranno circa altri 300-350 miliardi del cosiddetto QE Lite, cioè il reinvestimento in titoli di stato di cedole e capitale rimborsato sulle cartolarizzazioni ipotecarie detenute dalla stessa Fed.
Inusuale che Ben Bernanke abbia sentito la necessità di uscire con un commento sul Washington Post online, ieri sera, per spiegare e giustificare la manovra. Scrive Bernanke:
«Questo approccio [l'easing quantitativo] ha alleviato le condizioni finanziarie nel passato e, finora, sembra essere ancora efficace. I prezzi delle azioni sono saliti ed i tassi a lungo termine sono diminuiti quando gli investitori hanno cominciato ad anticipare la più recente azione. Condizioni finanziarie più accomodanti promuoveranno la crescita economica. Ad esempio, minori tassi ipotecari renderanno più conveniente l’acquisto dell’abitazione e consentiranno a più proprietari di rifinanziarsi. Minori tassi sulle obbligazioni aziendali incoraggeranno l’investimento. E prezzi azionari più elevati spingeranno la ricchezza dei consumatori aiutando ad aumentarne la fiducia, cosa che potrà stimolare la spesa. Una accresciuta spesa condurrà a maggiori redditi e profitti che, in un circolo virtuoso, supporteranno ulteriormente l’espansione economica»
Da dove si può cominciare, di fronte a questa magia di una fiat money che crea una fiat wealth che scorre dall’alto verso il basso, il famoso effetto trickle-down? Vediamo. Di fatto, quasi tutto il ragionamento di Bernanke si basa sulla rivitalizzazione dell’effetto-ricchezza, quello che impazzava ai tempi di Alan Greenspan, quando le abitazioni erano un bancomat attraverso il rifinanziamento (si chiamava mortgage equity extraction), e l’andamento del mercato azionario induceva un senso di comfort psicologico tale da spingere l’indebitamento (a fronte di garanzie effimere) ed i consumi.
I rendimenti scendono? Gli investitori si troveranno ad essere disperati nella ricerca di rendimenti superiori a quelli da prefisso telefonico che la manovra della Fed determinerà, e si sposteranno con effetto-gregge su tutto quello che rende di più: mercati emergenti, obbligazioni societarie, azioni. I cui prezzi saliranno, con il rischio che equivale a certezza che questa ascesa sia sganciata dai fondamentali, ed il risultato finale sarà che la Fed avrà insufflato una gigantesca bolla finanziaria che non attende che di esplodere. Per quale motivo, inoltre, a fronte di un ridotto costo del debito, le aziende dovrebbero indebitarsi per investire, dato che in media si trovano con un tasso di utilizzo della capacità produttiva che resta storicamente depresso? Al più potremo vedere un indebitamento aziendale finalizzato a fusioni ed acquisizioni, al riacquisto di azioni proprie o alla distribuzione di maxi-dividendi, che sosterranno artificiosamente le quotazioni azionarie ma non l’economia reale, nel remake di quanto visto negli ultimi due decenni.
Sappiamo che l’obiettivo della Fed è quello di indurre aspettative inflazionistiche, per contrastare una disinflazione che rischia di diventare deflazione. In questo modo si avrebbe anche una riduzione del valore reale dello stock di debito, tale da aiutare l’economia ad uscire prima dalle difficoltà, almeno in astratto. Il problema è che, se il pubblico dovesse percepire una tendenza surrettizia al finanziamento del deficit federale da parte della Fed, le aspettative inflazionistiche finirebbero col disancorarsi, e vedremmo forti aumenti dei rendimenti sulle attività in dollari, che distruggerebbero in prima battuta proprio quel mercato immobiliare che la Fed vorrebbe sostenere. Senza contare, inoltre, che il numero di mutuatari “sott’acqua”, cioè che hanno un valore del debito ipotecario che eccede quello della propria abitazione, strozza già oggi nella culla ogni ipotesi di rifinanziamento del mutuo.
More of the same, potremmo quindi dire. Una scorciatoia molto pericolosa, che mira a perpetuare un modello di “sviluppo” trainato dai consumi, che ha già prodotto devastazioni oltre a squilibri macroeconomici globali, con un enorme deficit americano delle partite correnti che trova contropartita in altrettanti surplus in paesi come Cina e Germania. Questa volta anche con l’esplosione dei flussi finanziari di “denaro caldo” in entrata sui paesi emergenti, che ne saranno destabilizzati e si troveranno costretti ad adottare misure protettive, quali controlli sui capitali.
Coniugando il modello giapponese di decennio perduto con il proprio peso globale, l’America si conferma l’elefante nella cristalleria dell’economia mondiale.

QE la madre di tutte le bolle


Bernanke non ha tradito le aspettative ed ha annunciato un QE leggermente superiore a quanto i mercati si aspettavano.
Conseguenze sui mercati:
Il Dollar index è arrivato a testare i minimi a 76.14 livello che DEVE assolutamente tenere altrimenti il dollaro torna sui minimi di lungo periodo 74.17 e 70.69.
Il dollaro contro euro ha rotto i minimi di periodo nei confronti dell'euro che si sta rivelando la valuta più forte dei paesi non considerati emergenti, mentre sta lottando nell'area 81 con lo yen con lotta che puzza di interventi Boj.

Le borse, che in questo periodo salgono sulla debolezza del dollaro,  hanno reagito bene alla notizia ma sembrano abbiano perso slancio, in particolare il FTSEMIB si è fermato sotto il livello critico di 21666 a 20622 con volumi bassi (a parte la prima mezzora dove probabilmente hanno chiuso le posizioni chi ieri aveva scommesso su un'apertura al ribasso).

La situazione è ancora incerta vediamo come evolve la settimana tenendo d'occhio le valute che sono in questo momento il vero riferimento per i mercati perché è li che si scaricano le tensioni (dollaro debole borse su).

Ps Enel Green Power è stata sottoscritta a piene mani dagli investitori retail   e poco dagli istituzionali, guardacaso oggi ha aperto a -4.5% e ora veleggia intorno a -3.6 pur con un mercato positivo.  Praticamente il bonus di azioni se ne è già andato. Mah, è strano come la gente sia così sospettosa quando si parla di risparmio e poi si faccia condizionare dalla pubblicità....

mercoledì 3 novembre 2010

In attesa della FED



In attesa della FED l'indice FTSEMIB dopo aver tentato senza successo l'attacco alla resistenza posta a 21666 ha ripiegato ed è andato a ritestare la media mobile a 21gg e middle delle Bollinger Bands. Una rottura di questi livelli porterebbe l'indice verso la media mobile 200gg e 51 gg che guardacaso passano proprio nell'area prossima a 20666. Questo è un supporto importantissimo anche in ottica di medio periodo la cui rottura porterebbe sui mini di settembre.
Al rialzo solo sopra 21666 confermato in chiusura.

sabato 23 ottobre 2010

E' il momento di comperare in borsa? Pensieri ad alta voce

In questi giorni il mercato sta salendo e inevitabilmente aumentano gi ottimisti nonchè la tentazione di cedere alle sirene del rialzo. Soprattutto aumenta il senso di frustrazione di chi è ancora fuori dal mercato e vede guadagni sfumare. Avidità e paura sono legate indissolubilmente all'andamento dei mercati e sono le principali responsabili delle perdite. L'unico antidoto è affrontare razionalmente la situazione analizzando i pro e i contro sia da punto di vista dell'analisi fondamentale che dell'analisi tecnica.
Proverò quindi a razionalizzare quello che ho letto nei vari blog e siti facendo dei ragionamenti ad "alta voce".
Partiamo dall'analisi fondamentale e dalle buone notizie. Queste arrivano a livello microeconomico e cioè delle aziende che stanno tornando a fare utili. Le trimestrali che stanno uscendo sono infatti molto buone e battono, tranne casi isolati, le attese degli analisti. Sul fatto che poi gli analisti abbiano tenuto troppo basse le stime per prudenza o per convenienza (tengo basse le stime faccio comprare i titoli alla banca, gli utili battono le stime, il titolo sale la banca guadagna) si può discutere. Di fatto sono buone notizie che supportano il rialzo.
Qui la cattiva notizia è invece legata ai casi isolati che non hanno battuto le stime e in particolare a Bank of America che è ancora alle prese, più di altri, con i titoli spazzatura. Diciamo che è la punta dell'iceberg ma questo rimanda a un discorso più generale di macroeconomia che vedremo poco oltre.
Altro elemento portato a favore del rialzo dagli ottimisti è che i rapporti prezzi utili sono a livelli molto bassi. I prezzi ovviamente sono dati, basta guardare il giornale, mentre per quel che riguarda gli utili prospettici, poichè ovviamente l'utile è dato dai ricavi meno i costi, bisogna vedere come questi si muoveranno.
Per quanto riguarda i costi si può dire che le aziende negli ultimi anni hanno raggiunto livelli di efficienza di prim'ordine: si sono ristrutturate anche delocalizzando (aumentando quindi la disoccupazione)e sfruttando al massimo le nuove tecnologie. Ora però grossi recuperi di produttività non se ne vedono anche se non è escluso ed è augurabile che ci siano (l'azione umana è imprevedibile). In altri termini, se ci guardiamo indietro solo quindici anni fa il mondo era completamente diverso: internet era riservato a pochi appassionati e la Cina e l'India erano paesi praticamente sottosviluppati. Lo sviluppo prorompente di queste "novità" ha consentito un abbattimento dei costi di proporzioni impensabili e allo stato attuale irripetibili.
Altra componente che ha inciso sulla componente abbattimento dei costi sono gli oneri finanziari: anche in questo caso le aziende hanno potuto godere di tassi di interesse storicamente bassi sulla cui sostenibilità vedremo più avanti nelle considerazioni macro.
Per quanto riguarda i ricavi futuri le aziende possono fare relativamente poco nel senso che possono migliorare continuamente la propria offerta ma difficilmente possono influenzare la domanda. Sia per quanto riguarda i costi che i ricavi le principali incognite sono a livello macroeconomico
Passiamo quindi al livello macroeconomico che...... continua.....