"Ci aspettiamo una moderata crescita per il futuro, crediamo che il mercato immobiliare inizi a stabilizzarsi..........La nostra stima è che non ci sono indicazioni per ora  che le perdite del mercato subprime si siano estese a tutto il mercato dei mutui che sembra ancora essere sano.... Ben Bernanke (presidente della FED) agosto 2007 HAHAHAHA!!!

venerdì 27 maggio 2011

Intervista a Marc Faber su Bloomberg



Dal Blog di Marc Faber

May 25 (Bloomberg) Marc Faber : ..recession in China could be a technical recession , if you go and slow down from a growth rate of say ten percent to a growth rate of three percent then there is a recession , also I do not believe in the growth rate that China publishes , because if you had adjusted nominal GDP for the true rate of inflation then real growth is of course much slower , you know I want to tell you something that disturbs me in all emerging economies and in many other developed economies , from my taste , in front of far too many luxury hotels there are far too many Ferraris, Maseratis, Bentleys... I see a boom everywhere, except for the working class, except for the lower, middle class. But among the well to do people the wealth that is floating around and the prices you pay for high end properties is incredible, and I think that will come to an end, and a lot of people will lose a lot of money... I was in La Jolla, Laguna Beach, Newport Beach, I was in front of a restaurant smoking and I've never seen so many Ferraris, Maseratis, Bentleys and fancy cars anywhere in the world, and this is in America. I am not saying this is wrong, but there is an opulence among a small group of people that is huge when there are lots of people that are struggling. This gives me a bad feeling because I've seen so many emerging economies when they were booming, that was the time to get out." Marc Faber told Bloomberg

venerdì 25 marzo 2011

Terremoto e interventi istituzionali di Francesco Carbone USEMLAB

Riporto ancora una volta l'0ttimo articolo di Francesco Carbone di USEMLAB


Il sisma giapponese ha dimostrato ancora una volta l'estrema fragilità del sistema economico e finanziario mondiale fondato su dinamiche disfunzionali e costantemente sull'orlo del disordine monetario. Vuoi la complicità di esageratissimi allarmismi radioattivi che sono andati oltre ogni apocalittica fantasia, neanche fossero piovute sul Giappone cento testate atomiche, settimana scorsa sui mercati finanziari abbiamo visto di tutto.

Al centro del bailamme borse e valute, con il cambio dollaro yen a fare da protagonista. Dollaro yen che, spinto da immediati rimpatri di capitale e unwinding di carry trades, la sera del 16 marzo scende sotto quota 80 e tocca il minimo di tutti i tempi, cioè quel 79.75 registrato il 28 aprile 1995. A quel punto il tasso di cambio si squaglia letteralmente perdendo in pochi minuti oltre il quattro per cento (fino a 76) per poi rimbalzare altrettanto violentemente fin sopra 79, forse solo grazie ai primi interventi istituzionali. Ad essi nel giro di 24 ore fa seguito l'intervento ufficiale del G7 che riesce a riportare il dollaro yen sopra la soglia del dolore di 80. Missione compiuta. Pericolo scampato.

Questa la cronaca del dollaro yen. Una piccola parte, benché forse la più eclatante, di quanto accaduto sui mercati in una settimana che finanziariamente parlando ha visto un ritorno concentrato e massiccio di interventi istituzionali. Ora, in seguito a eventi “anomali e straordinari”, qualunque sia la loro natura, la cosa che a mio avviso viene davvero sempre vista in un'ottica complemetamente distorta sono proprio gli interventi istituzionali, in gran parte realizzati dalle banche centrali. Mai messi in discussione da nessuno, anzi sempre attesi e accolti con sospiri di sollievo, essi da una quindicina anni sono sempre più massicci e poderosi.

Sembra che in questo ultimo caso, per controbilanciare i danni del sisma, la Banca del Giappone sia intervenuta sul mercato finanziario giapponese iniettando in una settimana qualcosa come l'equivalente di 350 miliardi di dollari o circa il 5% del PIL nipponico!! Ricordo ancora che l'intervento di Greenspan post torri gemelle fu di qualcosa come poco meno di 300 miliardi di dollari, in proporzione del PIL nazionale, una percentuale di gran lunga inferiore. Benchè il danno "economico" allora fosse di gran lunga inferiore, le incognite che quell'evento apriva erano sicuramente mille volte più pericolose e potenti degli esagerati allarmismi radioattivi giunti soprattutto da chi ha sfruttato la situazione per fare inopportuno sciacallaggio a fini economici e politici.

Riflettete quindi un attimo. E' mai possibile che il sistema finanziario ed economico di un paese avanzato come è il Giappone tracolli per un terremoto che ha fatto certamente enormi danni, ma non ha certo né spazzato via dalla faccia della terra, né raso al suolo una economia di 120 milioni di persone? Ed è mai possibile soprattutto che tale smottamento finanziario si trascini in una voragine l'intero sistema finanziario ed economico mondiale?

No, non ha alcun senso. Eppure probabilmente è ciò che sarebbe accaduto senza gli interventi istituzionali che nel caso giapponese sono arrivati a totalizzare in pochissimi giorni qualcosa come il 5% del PIL annuale! Chiedetevi seriamente, perchè la necessità di questi massicci interventi? Un sistema sano ed equilibrato avrebbe davvero bisogno dell'intervento di una banca centrale di questa misura e intensità? O piuttosto avrebbe solo bisogno di rimboccarsi le maniche per cominciare a ricostruire quanto distrutto con l'aiuto sia della solidarietà altrui sia degli eventuali rimborsi delle compagnie assicurative?

Il problema quindi, a mio avviso, è proprio qua: il sistema finanziario, lungi dall'essere sano, si riconferma essere invece un enorme schema di ponzi. Esso, come detto, ridetto, riscritto e ripetuto alla nausea, è una enorme piramide rovesciata che non sta più in piedi. Il terremoto ha fatto danni, danni che presi individualmente non hanno alcun prezzo, così come la vita umana non ha prezzo. Tuttavia nell’insieme la cifra dei danni economici è stata stimata intorno a 300 miliardi di dollari o qualcosa come 25 trilioni di yen. Bene quella approssimativamente è la cifra iniettata nel giro di qualche giorno dal sisma dalla Banca Centrale del Giappone.

E perché mai?? Perché mai la Banca Centrale del Giappone dovrebbe iniettare nel sistema 25 trilioni di yen falsi, di fresca creazione, pari a qualcosa come il 5% del GDP Giapponese?

Forse per risarcire il danno ai danneggiati? Anche se così fosse quegli yen di fresca creazione significano la confisca coercitiva dello stesso ammontare a tutti gli altri detentori di yen. Contestabile per chi considera la solidarietà un qualcosa di natura volontaria e niente affatto obbligatoria. In ogni caso quei soldi non sono finiti nelle tasche di nessuna vittima del terremoto. Come nelle nostre tasche non è entrato un centesimo degli oltre10 trilioni di dollari iniettati nel sistema tra il 2008 e il 2009 per salvare il sistema finanziario dal più grande crack di tutti i tempi.

Quei soldi ogni volta finiscono invece direttamente nel sistema finanziario, ergo, banche, finanziarie e società assicurative, per impedire che qualcuna di essa salti per aria, e che con essa salti per aria tutto il sistema finanziario, non solo giapponese, ma mondiale. Pensate l'assurdità della cosa, pensatela come volete, anche usando del cinismo. Anzi usate del cinismo e vedrete che funzionerà anche meglio. Vi aiuto io.

Ecco in soldoni come si può tradurre il fatto che un terremoto che ha causato migliaia di vittime e distrutto centinaia di migliaia di abitazioni porti al fallimento un sistema economico globale di 6 miliardi di persone: sarebbe come dire che il crollo di una palazzina in una città di un milione di abitanti porti al fallimento economico e finanziario la città intera. Complice tutto il cinismo a cui abbiamo fatto ricorso per capire la questione, scusate, ma vien proprio da ridere!

Se non fosse che da ridere non c'è nulla, perchè il sistema è marcio fino al midollo, è davvero "leveraggiato" oltre ogni immaginazione. Avete mai fatto trading a leva? Tipo quella che offrono le società di forex? Leva 100 a 1. Normale per tanti trader di forex. Funziona così: mettete il cippino da 10000 eur sul vostro conto, e ne muovete 1 milione. Non appena però il tasso di cambio sul quale vi siste posizionati si muove contro dell'1%, puff, cippino andato. Game Over. Insert New Coin per continuare, please.

Se non avete ancora capito, chiedetelo a tutti quei trader che sono saltati la sera del 16 marzo a causa del movimento di dollaro yen. Bastava averci una leva anche di gran lunga inferiore, tipo 20 a 1 su quella maledetta posizione lunga in dollaro yen, magari convinti che la Banca del Giappone intervenisse già sopra 80, per trovarsi in pochi minuti il margin call e la perdita di tutti i cippini sul conto.

Ecco, il sistema economico è come una posizione lunga sul forex con leva 100 a 1. Leve costruite sui cambi e soprattutto su tassi di interesse. Perchè le leve funzionino nella direzione giusta, le cifre aggregate dagli uffici di statistica devono sempre aumentare, i PIL nazionali e le economie crescere, altrimenti arriva il margin call. E in tal caso il gioco finisce... male.

Per esempio, avete mai fatto caso che si parla sempre e solo di speculazione quando sono i prezzi dell'oro o delle materie prime a salire, e mai invece quando a salire sono le borse, i prezzi delle case, o quelli di altri asset cartacei? Nel qual caso si parla invece di crescita economica? Viceversa, come mai si parla sempre e solo di speculazione quando sono le borse o gli asset cartacei a scendere e mai quando sono le materie prime a calare di prezzo?

Per il semplice fatto che borse e asset cartecei in salita fanno il gioco del pianificatore centrale che gestisce il sistema levereggiato, mentre materie prime e oro mettono in pericolo lo schema truffaldino. Viceversa, borse e asset cartacei in discesa rischiano di innescare il margin call facendo saltare i piani dell'ingegnere sociale, mentre le materie prime in caduta sostengono il loro gioco, ovvero le scommesse da loro alimentate.

Ecco perché la banca centrale è costretta a intervenire a ogni starnuto del sistema per cercare di stabilizzarlo. Deve impedire a tutti i costi la chiamata del margin call. Eppure se il sistema fosse sano, non ci sarebbe alcun problema. Se arriva un terremoto, per quanto distruttivo e terrificante, esso provoca dei danni economici, è indubbio, è la cruda realtà dei fatti. E i danni, perlomeno quelli economici, per poter essere riparati richiedono l'impiego di risorse che sarebbero servite per altri scopi. Non si scappa, solo la perversa logica Keynesiana sfugge a questa logica, dimostrando automaticamente quanto l'approccio Keynesiano sia fallace e perverso.

E' altrettanto ovvio che il danno compiuto si ripercuota sui prezzi del sistema economico e finanziario. I prezzi veicolano informazione, e l’informazione del terremoto e dei danni deve necessariamente esprimersi in prezzi differenti, di modo da guidare nella maniera migliore chi deve prendere le nuove decisioni alla luce degli eventi intercorsi. Anche e soprattutto per poter ricostruire nella maniera più efficiente quanto è andato perduto.

La banca centrale invece interviene e in ultima analisi modifica quei prezzi e così facendo sconvolge la struttura dei prezzi stessi e le modificazioni alla struttura produttiva che prezzi genuini avrebbero indotto. Ma non è tanto questo il problema oramai. Questo poteva essere un problema 80 anni fa. Adesso è un problema minore perchè tutta la struttura di prezzo e produttiva è largamente sconvolta e distorta da 80 anni di interventismo economico centralizzato.

Il vero motivo della necessità degli interventi odierni è la leva enorme sulla quale oramai il sistema è andato configurandosi negli ultimi trenta quaranta anni, più o meno dall'abbandono totale di quei farlocchi rimasugli di gold standard, con una spaventosa accelerazione negli ultimi quindici anni a partire dai primi interventi massicci di Greenspan nel 1995. Oggi basta che salti una banca di medie dimensioni per mettere in moto un domino in grado di far crollare tutto quanto il sistema economico finanziario mondiale (un po’ come stava succedendo nel 2008).

E' così di volta in volta, di evento in evento, da quindici anni a questa parte le banche centrali intervengono in misura sempre più massiccia per impedire il collasso del sistema, e immediatamente dopo, a salvataggio avvenuto, innescano involontariamente un perverso meccanismo che continua ad innalzare il moral hazard e la leva del sistema. Il sistema era quindi più fragile due settimane fa fa rispetto al 2007. E' ancora più fragile oggi rispetto a due settimana fa, prima che quel terremoto e lo tsunami conseguente colpissero il Giappone.

Le disfunzionali dinamiche sottostanti continuano pertanto a muoversi sempre nella stessa direzione che è quella del Crack Up Boom, il disordine monetario totale che si concluderà probabilmente con il collasso o con una ridefinizione del sistema monetario.

Di fatto, a seguito del terremoto, adesso anche la Banca del Giappone si dovrà necessariamente allineare con la FED e la BCE nelle loro distruttive politiche di Quantitative Easing. In fondo era quello che serviva per impedire il continuo rafforzamento dello yen in corso oramai da tre anni, ma ciò servirà solo ad accelerare le dinamiche disfunzionali che da qualche tempo sono arrivate ad accendere focolai di rivolta in tutto il mondo.

Il futuro indebolimento dello yen avrà conseguenze che esamineremo un'altra volta, per ora raccomandiamo la lettura di questo interessante articolo: Tragic Events in Japan Will Only Accelerate Country's Inevitable Economic Descent ricordando che il trinomio di Todd Harrison, acrimonia sociale, rivolte sociali e conflitti geopolitici, ha appena cominciato a realizzarsi ed è destinato a una escalation progressiva. A spingere tutto questo, si badi bene, sono principalmente le disfunzionali dinamiche finanziarie ed economiche gestite dagli ingegneri sociali.

Tremonti ad Annozero parlava di storia che si è messa in moto. Qualcuno ha persino ripreso questa frase come fosse una preziosa scoperta verità rivelata dall'illuminato. Errore, la storia non si è mai fermata, la storia non si ferma mai. E' solo che certe manifestazioni esplodono violentemente solo quando il sistema economico e sociale è stato danneggiato irreversibilmente. Danneggiato da che cosa? Ma ovviamente da tutte le misure di interventismo economico realizzate per mano degli ingegneri sociali sotto gli occhi indifferenti degli stessi e nell'approvazione generale di coloro che continuano a fraintendere la vera natura della scienza economica e a invertire gli effetti con le cause, i sintomi con la malattia.

martedì 1 febbraio 2011

La Rivolta Egiziana

La Rivolta Egiziana di Francesco Carbone Usemlab

Riprendo i post riportando l'articolo di Francesco Carbone di Usemlab.com che spiega in modo eccellente le cause dei sommovimenti nel Nordafrica.

"Non ho ancora letto nel giornalismo mainstream un'analisi sulla crisi egiziana che abbia senso compiuto. Non si può fare storia senza conoscere la scienza economica, diceva Mises, ed eccoci ancora una volta di fronte al problema di interpretare correttamente la realtà storica: centinaia di esperti e giornalisti che arrancano sugli specchi senza riuscire a capire le vere cause dell'esplosione del malcontento. Sembrano un esercito di scimmie che giocano con il pallottoliere cercando di trovare la somma di uno più uno. Non una di loro che ancora sia riuscita a dire due,facendo i giusti collegamenti tra politiche monetarie e realtà sociopolitiche.

Oggi ho postato un grafico in home page,
il CCI index o indice delle materie prime. Come vado predicando da anni, alla luce delle politiche inflattive di Greenspan prima, e di Bernanke poi, l'aumento dei prezzi accompagnato da una diminuzione degli standard di vita è cosa inevitabile... su scala mondiale! Un aumento già esponenziale come mostra il grafico. Benchè per diverse ragioni ancora senza conseguenze devastanti nei paesi occidentali, i danni cominciano a farsi sentire per ovvie ragioni nei paesi periferici e marginali. Come il Nord Africa appunto. Siamo ancora nella prima fase del crackupboom e stiamo trasmigrando lentamente alla seconda.

Come scrive Gary North in
Cosa è il Denaro: "quando muore il denaro, muore la gente". Il libro ha appena qualche mese e abbiamo già le prime vittime che per adesso presentano il passaporto tunisino ed egiziano. Tuttavia è solo l'inizio. Chi ha letto il libro ha già capito il perchè.

Nei paesi come la Tunisia o l'Egitto i tre quarti del reddito se ne va in spese energetiche e alimentari. Le conseguenze delle politiche inflattive, replicate in casa da banchieri centrali inermi e passivi, sono pertanto devastanti. Nonostante alcuni rincari di prezzo, invece, nei paesi occidentali la spesa costituita dai beni di primaria necessità è ancora limitata e quindi sopportabile. Il tenore di vita, benchè in continua e lenta discesa, continua a essere finanziato da un debito crescente e sempre più insostenibile. Un debito che viene sostenuto sui mercati finanziari solo grazie al contributo diretto delle banche centrali. Quantitative Easing. Avete indovinato.

Certamente i paesi nord africani presentano anche problematiche pesantissime legate alle limitazioni delle libertà civili, ma questo è solo il motivo per cui l'innesco rappresentato dall'aumento dei prezzi dei generi alimentari, ovvero dalla pesante caduta dello standard di vita degli ultimi anni, è stato fatale. La rabbia degli egiziani ha le parole Quantitive Easing scritte su tutte le loro facce. Ed è solo l'inizio. Acrimonia sociale, rivolte sociali, e conflitti geopolitici. Nei paesi occidentali siamo ancora al primo step, i paesi del nordafrica sono già al secondo, i conflitti geopolitici saranno inevitabili quando la gran parte dei paesi si troverà nella seconda condizione. Immaginate un miliardo di cinesi incazzati alla stessa maniera degli egiziani. E aggiungeteci mezzo miliardo tra americani ed europei.


I paesi marginali dell'europa, i PIIGS, quelli delle valute deboli gestite una volta come fossero coriandoli di carnevale, possono ringraziare l'euro se non si trovano già in coda a tunisia ed egitto. Ma state sicuri che ciò che sta accadendo in Egitto succederà anche nei paesi occidentali. E' solo questione di tempo. L'esperimento socio economico condotto da Greenspan prima ed amplificato da Bernanke dopo è qualcosa di esplosivo come non si vedeva dai tempi di John Law. Alle bolle di John Law fece seguito nel giro di cinquanta anni la rivoluzione francese. Oggi le dinamiche sociali ed economiche si sviluppano molto più in fretta e non credo che passeranno molti anni perchè la rivoluzione sociale del terzo millennio faccia seguito alle politiche dei banchieri centrali moderni che da anni devastano la struttura socio economica del pianeta.


E così, mentre in occidentente il cuscinetto degli asset finanziari continua a tenere accese le illusioni di prosperità e permette alle elite di continuare il gioco delle tre carte a scapito della popolazione, nel resto del mondo i fermenti sociali continuano a crescere. Tuttavia quando gli asset finanziari non saranno più in grado di tenere il passo dell'aumento dei prezzi dei beni reali, nonostante i tentativi disperati delle banche centrali di pompare i primi e frenare i secondi, il contagio sarà inevitabile. E le conseguenze durature. La struttura produttiva distorta che decenni di politiche monetarie dissennate hanno alimentato non può essere cambiata da mattina a sera per accomodare le reali esigenze primarie di una popolazione mondiale totalmente spiazzata. Il processo richiederà tempo, per ricostituire i risparmi distrutti dalle politiche monetarie saranno necessari anni.


Purtroppo, fintanto che i soliti imbecilli, tra cui si annoverano persino presidenti di nazioni, premi nobel e banchieri centrali, e i loro servi di corte continueranno a spargere fumo scaricando le colpe dell'aumento dei prezzi sulla speculazione, gli hedge fund, le siccità, le inondazioni, l'emissione di polveri inquinanti e quant'altro, le popolazioni continueranno a vagare smarrite su questo sentiero di totale ignoranza con riguardo alla connessione diretta tra economia e realtà sociopolitiche. Rischiando di passare, con le loro rivoluzioni sociali, dal pentolone alla padella, dalla brace al fuoco vivo."

martedì 23 novembre 2010

Il campanello diventa una sirena di allarme

L'indice FTSEmib ed il relativo future hanno chiuso sui supporti indicati nel precedente post. La tenuta del supporto dipenderà nel breve dalla tenuta dell'area 1170 di S&P e soprattutto dalla tenuta di area 1.34 di EUR/$. In caso di mancata tenuta L'EUR/$ si proietta in area 1.32. Purtroppo il DAX per continuare il suo rialzo necessita di una correzione ma ad ogni minima discesa del DAX il ns indice prende una legnata!!!